The Terminator

Terminator, recensione

Nel 1984 James Cameron gira, tra diverse perplessità di produttori,  distributori e del suo stesso agente, il primo film della serie Terminator. Contiene già tutti gli elementi che daranno la possibilità a Terminator 2 di diventare un film iconico del genere azione/fantascienza.

La leggenda vuole che James Cameron ebbe una folgorazione mentre si trovava a Roma. Sognò uno scheletro di metallo che si trascinava impugnando due coltelli. Sulla base di questa visione il giovane regista scrisse un’intera sceneggiatura e cercò chi potesse produrre un film.

All’epoca vari registi coetanei di Cameron erano in piena esplorazione del genere horror (basti pensare ad Alien) e in qualche modo anche il Terminator immaginato da Cameron stesso rientrava in quel discorso, anche se cercò di approcciarlo in maniera un po’ diversa.

Per il ruolo della macchina omicida fu scelto, dopo qualche tentennamento, il giovane Arnold Schwarzenegger. Il body builder era appena agli inizi della propria carriera di attore e non era sicuro di voler partecipare a quello che sembrava dover diventare in B-Movie. Alla fine si convinse, ma con la condizione di non interpretare l’eroe, ma la macchina. Cameron fu inizialmente scettico, anche perché una macchina da infiltrazione con la mole di Arnold era poco plausibile, ma alla fine accettò.

Sarah Connor, Kyle Reese e il Terminator

Come detto la vicenda del primo film comprende già tutti gli elementi più caratterizzanti della serie.

Innanzitutto il viaggio nel tempo con cui il film inizia e che darà via ad una serie di paradossi temporali che saranno ricorrenti in tutti gli episodi.

Dal 2024 Skynet, una rete militare informatica intelligente, sta per perdere la guerra intrapresa con gli umani. Come ultima risorsa manda nel passato uno degli esemplari più avanzati della propria produzione di macchine da infiltrazione, il Terminator modello 101 (poi chiamato T-800), con lo scopo di impedire la nascita di John Connor.

Allo stesso tempo John Connor, carismatico leader della resistenza, sfrutta la stessa macchina del tempo per mandare indietro uno dei suoi sottoposti più fidati, Kyle Reese, per proteggere sua madre dal Terminator e quindi assicurarsi la propria nascita.

Entrambi i viaggiatori del tempo rintracciano Sarah Connor dall’elenco telefonico (non c’era ancora Facebook) e ingaggiano furiose battaglie. La più violenta è alla stazione di polizia in cui ad un certo punto Kyle e Sarah vengono rispettivamente rinchiuso e protetta. L’assalto del cyborg è devastante e uccide o ferisce individualmente 33 poliziotti.

La battaglia finale comincia quando Kyle riesce prima a far esplodere un’autocisterna di cui il Terminator si era impossessato, lasciandolo col solo endoscheletro di metallo. Successivamente, all’interno di un complesso industriale, riesce anche a infilargli dell’esplosivo nel busto tranciandone via le gambe, al costo però della propria vita.

A quel punto Sarah è da sola, ma ormai non è più la Sarah spensierata e frivola di inizio film, ma una donna determinata innanzitutto a sopravvivere e a sconfiggere la macchine. Infatti riuscirà, non senza un pizzico di fortuna, a distruggere quel che restava del Terminator in una pesante pressa che lo schiaccia e lo distrugge.

Un po’ di paradossi temporali

Malgrado tutti gli sforzi e il tempo che James Cameron ha impegnato nella scrittura del soggetto prima e della sceneggiatura dopo rimangono, oltre agli inevitabili e divertenti paradossi del viaggio temporale, anche  alcune incoerenze nella realtà fittizia da lui creata. Ma sono soprattutto i film successivi a creare tantissimo scompiglio.

Intanto il paradosso più evidente è che Kyle afferma di aver avuto una foto di Sarah, la foto che Sarah stessa riceve dal bambino messicano a fine film. Da questo si dovrebbe capire che ci troviamo in un paradosso di tipo ciclico perché quella foto (in Messico e con espressione triste) non sarebbe stata scattata a Sarah se non in conseguenza dei fatti narrati nel film. Ovvero quella foto esiste per via del viaggio di Kyle, ma Kyle viaggia nel tempo anche grazie a quella foto, non è chiaro cosa sia avvenuto prima. Però il fatto di trovarsi in un ciclo viene confutato già in T2 in cui si afferma che la data del giorno del giudizio si è spostata dal 1997 al 2004. Non è data sapere qualche fosse stata la linea temporale iniziale.

Nel film viene detto chiaramente che Kyle Reese è il padre di John Connor. Inoltre dal racconto di Kyle si evince anche che Kyle nasce parecchio dopo John, questo perché il secondo viene concepito prima del giorno del giudizio, mentre Kyle dice di non aver assistito a quella guerra. Ciò viene completamente contraddetto dalle Sarah Connor Chronicles, che però sono notoriamente al di fuori della timeline ufficiale.

Effetti, divertimento e cose così

Essendo stato realizzato nel 1984 il film è completamente privo di effetti digitali. Alcune animazioni del cyborg sono state infatti realizzate in animazione a passo 1 e si distinguono chiaramente. In altre scene invece l’endoscheletro è animato normalmente, anche se in quei casi ci si limita a inquadrarlo dal busto in su, ma rende molto bene.

Più sofisticate sono invece le scene in cui il Terminator è costretto a sistemarsi un po’ per rimanere sufficientemente presentabile in cui sono stati utilizzati dei modelli di gomma. Sono effetti veramente ben fatti e non immediatamente riconoscibili.

Le scene d’azione sono in generale ben fatte, anche se non incredibilmente spettacolari per via dell’epoca e del budget a disposizione. Impressionanti invece sono i flashfoward del mondo dopo il giorno del giudizio, con le macchine cingolate che schiacciano i crani e lo sparuto gruppo di umani che tenta di sopravvivere nascondendosi sotto terra.

Terminator è quindi da tutti i punti di vista un film da vedere. Dimostra come con pochi mezzi si riescano a produrre grandi film e che in questi casi sia la storia ad essere l’elemento che fa la differenza. Da non perdere!

Un commento su “Terminator, recensione”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *